Tassazione nel Forex

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Quando ci si avvicina a una qualsiasi attività, la gestione fiscale è sempre una questione spinosa, non fa eccezione il Forex e molti  lettori, che si affacciano a questo mondo, mi domandano come bisogna comportarsi nei confronti del fisco.

I dubbi sono tanti, così come lo sono le false indicazioni, c’è chi é convinto che bisogna aprire la partita IVA e chi non vorrebbe dichiarare nulla.

In questo articolo cercherò di fare chiarezza, ma vi consiglio vivamente di contattare un commercialista competente in materia, al fine di avere un quadro generale chiaro e completo.

Cominciamo analizzando i riferimenti normativi. Il primo testo che dobbiamo prendere in considerazione è il TUIR, Testo Unico delle Imposte sui Redditi entrato in vigore con il DPR 917/1986.

Secondo il TUIR le plusvalenze derivanti dal Trading sul Forex sono identificabili come redditi diversi, cioè quelle forme di reddito che non rientrano nelle 5 categorie di reddito regolate dalla normativa tributaria:

  • Reddito da lavoro dipendente
  • Reddito da lavoro autonomo
  • Redditi d’impresa
  • Redditi di capitali
  • Redditi agrari

In particolare nell’articolo 67, lettera n del TUIR leggiamo:

Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, ne’ in relazione alla qualità di lavoratore dipendente:

Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti concorrono a formare il reddito a condizione che nel periodo d’imposta la giacenza dei depositi e conti correnti complessivamente intrattenuti dal contribuente, calcolata secondo il cambio vigente all’inizio del periodo di riferimento sia superiore a 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui

Le tasse sul Forex vanno pagate?

A questo punto si potrebbe pensare che il Forex è esente da tassazione, in fondo stiamo solamente scambiando valuta, vendiamo il nostro Euro per avere in cambio un’altra moneta. A chiarire questo punto ci ha pensato il decreto legislativo 141/2010, entrato in vigore il 19 settembre del 2010, che ha modificato l’articolo 1, comma 4 del Testo Unico della Finanza (TUF) inserendo nella classificazione di contratti finanziari differenziali (CFD o derivati), i contratti di acquisto e vendita di valuta, estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche mediante operazioni di rinnovo automatico (c.d. “roll-over”).

Operare nel Forex, significa quindi, eseguire contratti finanziari differenziali, fattispecie giuridica da prendere in considerazione per il trattamento fiscale. Questo é molto importante, perché come sappiamo la legislazione italiana è molto ingarbugliata, ed é facile cadere nei tranelli del sistema.

Chiariamo subito un punto, le tasse sui guadagni nel Forex vanno pagate, sempre, a prescindere dall’entità del capitale movimentato e dai tempi di esecuzione. Potreste incontrare pareri diversi, ad esempio su siti non aggiornati,  potreste leggere che sono esenti da tassazione importi inferiori ai 51.645,69 €. Si fa riferimento alla risoluzione dell’Agenzia delle entrate 67/E del 6 luglio 2010, ma se leggiamo bene il testo e teniamo a mente che il Forex è negoziazione di CFD, appare evidente che tale esenzione si riferisce a depositi in valuta estera destinati a operazioni commerciali. In sostanza il capital gain non è lo scopo principale della movimentazione.

La performance della valuta, invece, è lo scopo principale del Forex, le cui plusvalenze (guadagni) e minusvalenze (perdite), sono state ricondotte dall’Agenzia delle Entrate, nelle fattispecie dei redditi diversi, soggetti all’imposta sostitutiva fissa del 26%.

Tale aliquota ha subito un incremento dal 20% al 26% recentemente, con il decreto legge n° 66 del 24 aprile 2014, che prevede anche la possibilità di avvalersi della precedente aliquota per i titoli posseduti prima del 30/06/2014.

Regime fiscale amministrato o Regime fiscale dichiarativo

A questo punto, dopo che abbiamo fatto una panoramica sul sistema tributario applicato al Forex, possiamo analizzare le due alternative per versare le tasse al Fisco.

Infatti, il sistema fiscale italiano permette agli operatori di scegliere tra due distinti regimi fiscali: il regime dichiarativo o il regime amministrativo.

Regime amministrato

L’investitore che opta per il regime amministrato demanda al broker tutti gli oneri tributari. Non dovrà preoccuparsi più di nulla perché sarà compito del broker calcolare ogni giorno il differenziale tra perdite e guadagni. Nel caso di plusvalenze lo stesso broker verserà al Fisco l’imposta sostitutiva del 26%.

Oltre a questo importante vantaggio ne dobbiamo considerare un secondo: il trader non ha nessun obbligo di documentazione. Significa che non bisogna conservare nessuna carta! Tutte le eventuali verifiche fiscali saranno a carico del broker.

Tuttavia ci sono degli svantaggi da prendere in considerazione. In primis, visto che le imposte vengono versate quotidianamente, l’entità del capitale sarà intaccato ogni giorno. Inoltre con il sistema amministrato non è possibile recuperare le minusvalenze per portarle in compensazione successivamente.

Alcune realtà, come Fineco o IWBank, ma anche ActivTrades, danno la possibilità ai loro traders di usufruire del regime fiscale amministrato, sarà loro compito dichiarare e versare al fisco quanto dovuto dai loro clienti.

Regime dichiarativo

Adesso vediamo come deve procedere il trader che sceglie il regime dichiarativo. Oltre alla performance della moneta, bisogna tenere in considerazione anche il c.d. roll-over, ossia il differenziale tra il tasso di cambio della valuta acquisita e quella venduta, operazione che il broker compie automaticamente ogni sera alle 23:00, chiudendo e riaprendo automaticamente eventuali operazioni che abbiamo a mercato, e includendo nello statement il risultato del differenziale, che può essere positivo o negativo. Tale risultato viene incluso nella performance dell’operazione, per cui non dobbiamo preoccuparcene molto.

Allo stesso modo saranno incluse tutte le spese e commissioni trattenute dal broker.

Non dobbiamo fare altro che prendere l’estratto conto fornito dalla piattaforma ed effettuare la somma algebrica di tutte le operazioni in positivo (plusvalenza), sommare i risultati delle operazioni in perdita (minusvalenza), dopodiché andremo ad effettuare la somma algebrica dei due risultati. Se avremo un esito positivo, su tale somma andrà applicata l’imposta sostitutiva del 26%, in caso contrario nulla sarà dovuto al fisco, ma è importante annotarlo nella dichiarazione dei redditi, per avvalersi del cosiddetto zainetto fiscale, che vedremo in seguito.

Dichiarare i profitti attraverso il Modello Unico

La nostra operatività va dichiarata attraverso il modello UNICO, compilando il quadro RT – Plusvalenze di natura finanziaria, precisamente nella sezione IIB, dove nel rigo RT41 andremo a indicare la somma delle plusvalenze. Eventuali perdite saranno indicate nel rigo RT45, nel quale si possono indicare anche minusvalenze riferite agli anni precedenti, ma non oltre il quarto, grazie allo zainetto fiscale di cui abbiamo accennato poco fa.

modello unico

In sostanza, possiamo portare in detrazione le perdite che abbiamo affrontato negli ultimi quattro anni, rammentando i vari passaggi che l’aliquota dell’imposta sostitutiva ha subito, ad esempio nel 2011 la tassazione era al 12,50% e in tale situazione possiamo detrarre al massimo il 62,50%.

Nel rigo RT47 andremo a indicare quanto dovuto al fisco, applicando l’imposta al 26% sul risultato finale.

Inoltre, al fine della tracciabilità, si dovrà compilare anche il quadro RW Investimenti all’estero e/o attività estere di natura finanziaria – monitoraggio IVIE / IVAFE, se operiamo con un broker che deposita i nostri fondi all’estero, in questo caso è opportuno contattare l’assistenza clienti per sapere l’iter completo delle loro procedure. Attenzione, anche se utilizziamo un processore di pagamento come Skrill o Paypal, stiamo spostando capitali fuori dall’Italia, ragione per cui la compilazione del quadro RW diviene certa e indispensabile.

Il pagamento andrà effettuato attraverso F24, alla scadenza prevista, 16 giugno o 16 luglio, dell’anno successivo a quello in cui sono stati percepiti i redditi, indicando come codice tributo indicando il codice tributo 1100 Imposta sostitutiva su plusvalenza per cessione a titolo oneroso di partecipazioni non qualificate.

7 opinioni su Tassazione nel Forex

  1. Marcello Migliorini
    3 anni fa

    Quindi ricapitolando: le tasse nel Forex si pagano anche se guadagni 100€. La tassazione è del 26%, si possono detrarre le perdite fino a quattro anni e la dichiarazione si fa con il modello unico nel quadro RT e il pagamento con l’F24 con codice tributo 1100. Tutto giusto?

    1. Luca Terribili
      3 anni fa

      Si, corretto !

  2. Carlo
    3 anni fa

    In caso di conto con broker estero, sul quale sono state fatte numerose operazion forex e cfd, ai fini della compilazione del modello rw e dell’Ivafe e’ sufficiente fare riferimento al denaro presente sul conto (come mi e’ parso dal libro) compilando solo la parte rw1 (e rw6) – come mi suggeriva un esperto – o è invece necessario indicare anche (con gran dispendio di energie e generando un lunghissimo quadro rw) ogni singolo prodotto finanziario posseduto -cfd- trattandosi di trading on line (e quindi ogni singola operazione -anche se e’ durata per solo poche ore – e con volume altissimo perche’ a leva)?

    La prima tesi pare piu’ razionale, anche perche’ altrimenti si dovrebbero forse scrivere cifre altissime in rw, ma se l’AE non condividesse sarebbe un problema enorme. Come comportarsi?

    Le sarei grato se potesse cortesemente rispondermi in modo approfondito.

    I miei migliori saluti

    C.

    1. Luca Terribili
      3 anni fa

      Salve Carlo, premettendo che non sono un commercialista ed entriamo in un terreno minato, le cito testualmente le istruzioni per la compilazione del Modello Unico scritte dalla stessa AE :
      Tali soggetti devono indicare la consistenza degli investimenti e delle attività detenute all’estero nel periodo d’imposta…
      Credo che sia evidente che per consistenza s’intende il saldo del conto.
      Le linko un’interessante discussione aperta da Massimo Tonci, commercialista molto attivo nel settore Forex, sul forum del broker FXCM, in cui ribadisce che l’imposta è calcolata sui depositi presso conti esteri.
      http://www.dailyfx.com/forex_forum/la-opinione-di-un-esperto/642280-adempimenti-per-il-conto-di-forex-allestero-quadro-rw-ed-ivafe.html

      1. Giulio
        4 mesi fa

        Il link non è più attivo. Nel frattempo ci sono stati dei chiarimenti in merito per capire se è corretto fare riferimento al denaro presente sul conto a fine anno per RW e IVAFE o se veramente è necessario la generazione di un quadro rw infinito?

  3. emanuele
    6 mesi fa

    Buonasera,
    a me però non mi è chiara una cosa. Mettiamo che la mia plusvalenza sia stata di 1000€ (operazione concluse) ed ho per esempio -250€ di operazioni aperte (ovvero in perdita, aperte) come dovrei procedere?
    Dichiaro solo le 1000€ e quindi pago il 26% sulla cifra ed ingnoro le posizioni aperte?

    Grazie

    1. Luca Terribili
      6 mesi fa

      Le operazioni sono chiuse automaticamente alle 23.00 e vengono riaperte subito dopo. Quindi il problema non esiste 🙂

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