Che cos’è la SEO?

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Negli ultimi anni, grazie alla diffusione dei CMS, la creazione di un sito internet è diventata semplicissima. I CMS sono dei programmi che con pochi click permettono di creare un blog o un qualsiasi altro tipo di sito.

Prima di questa introduzione, lo sviluppo di un progetto online era completamente affidata a un programmatore. Oggi, grazie ai CMS, persone con la passione del web, ma senza competenze informatiche, possono ritagliarsi uno spazio nel settore del business online.

Una delle competenze che va per la maggiore, con la più alta concentrazione di professionisti, è la SEO, sigla che sta per Search Engine Optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca. Che poi il motore è uno solo, Google, considerando che Bing e Yahoo hanno quote marginali di mercato.

In buona sostanza il lavoro del SEO consiste nel mettere in pratica delle azioni per aumentare le visite di un sito web.

Lo so che la definizione non piacerà a molti, che il loro lavoro non finisce qui, ma per semplicità di chi legge, usiamo questa accezione semplicistica.

Quindi ci si affida a un SEO professionista per scalare le posizioni su Google riferendosi a determinate keyword d’interesse. Ma come si fa? Non lo sappiamo… Bisogna comprendere che Google è un software proprietario di un’azienda che non ci tiene a farsi sorpassare dai concorrenti, per cui non c’è un manuale d’istruzioni su come funzionano i suoi complicatissimi algoritmi. Abbiamo solo delle linee guida, dove è indicato quello che non si può fare per essere penalizzati. Tutta la SEO, in linea di massima, si basa su esperimenti, case history e tentativi. Infatti, se avete intenzione di contattare un SEO per aumentare le performance del vostro e-commerce, una delle prime cose che vi dirà è che il risultato non può essere garantito. È normale, da una parte perché non conosciamo i meccanismi di Google, dall’altra consideriamo anche che la concorrenza non rimane a guardare.

White Hat vs Black Hat

white hat seo vs black hat seoNel tentativo di portare in alto un sito, il SEO può scegliere tra due strade: la SEO buona o quella cattiva. Tuttavia esiste anche una via di mezzo, che poi è quella più usata.

Il Black Hat Seo, sceglie il lato oscuro della SEO, tanto per citare Benedetto Montisi, autore del blog SEO Jedi. Il suo lavoro consiste nel manipolare la SERP, andando alla ricerca di backlinks, per ingannare Google.

Gli algoritmi penseranno che il website in questione sia molto valido, avendo ricevuto molti links da siti già affermati. Ricorda che un link equivale a una sorta di voto. Vien da se che più saranno i voti ricevuti e più posizioni si scaleranno. Purtroppo non è così facile, perché Google anni fa ha detto basta, lanciando un algoritmo chiamato Penguin, che va in giro a cercare links innaturali e penalizzando i siti colpevoli. Il lavoro del Black Hat Seo si è evoluto di conseguenza, cercando di rendere la crescita del sito più naturale possibile.

Sempre per citare Benedetto, che a mio avviso è uno dei SEO più preparati, talvolta Google chiude un occhio, soprattutto nelle ricerche più competitive. A suo modo di vedere, se Google dovesse penalizzare chi fa giochetti strani in determinate SERP, dovrebbe prendere provvedimenti per tutti i siti del medesimo settore. In sostanza il suo pensiero è “il più pulito c’ha la rogna”.

Veniamo ora a vedere come si comporta un Wihte Hat Seo. La sua missione è produrre contenuti di alto valore e comunicare a Google, nel miglior modo possibile, che in quel sito troverà contenuti utili per gli utenti. A questo punto dobbiamo fare una distinzione tra contenuto utile e contenuto di qualità. Sembrerebbe la stessa cosa, ma in realtà sono due concetti molti diversi. Per sua stessa definizione un contenuto utile risolve un problema, magari può anche essere scritto con i piedi, gonfio di errori grammaticali e privo di ogni tipo di formattazione del testo. Ma per assenza di concorrenza, questo contenuto sarà percepito fondamentale per gli utenti, che attraverso il loro comportamento comunicheranno a Google che quel contenuto merita di salire di posizione. Per comportamenti intendiamo tempo di consultazione, condivisioni in ambienti sociali e magari anche qualche link spontaneo da parte di qualche blogger. Un contenuto di qualità invece è scritto a dovere, presenta tutti gli elementi per soddisfare una query, ma magari non è utile, perché esiste già qualcosa di molto simile o semplicemente non risponde a un problema specifico.

Ma non finisce qui. Il SEO non produce solo i contenuti performanti, ma li struttura al meglio all’interno del sito, organizzando gli articoli in categorie e tag, con l’obiettivo di spingere Google sulle pagine che sono rilevanti per il progetto, come ad esempio una landing page.

Come ho già detto, un White Hat Seo non sarà mai completamente bianco, anche lui cercherà di dare una spintarella al sito su cui sta lavorando, attraverso la compravendita o lo scambio di links. Di conseguenza, un Black Hat Seo non potrà mai essere completamente nero, altrimenti anche il più obsoleto degli algoritmi antispam di Google lo penalizzerebbe.

Conclusioni

Ricapitolando la SEO è una scienza empirica, che basandosi su eventi passati, cerca di aumentare la visibilità di un sito internet, posizionandolo nel miglior modo possibile per le keyword d’interesse. Non esiste un manuale con le istruzioni, in quanto ogni SERP è diversa dall’altra e nel determinare le posizioni, Google utilizza centinaia di fattori che solo in parte vengono condivisi con il pubblico.

Abbiamo visto quali possono essere le due strade da seguire e come la verità alla fine stia sempre nel mezzo. Nei prossimi articoli vedremo di approfondire l’argomento, che per forza di cose è in continua evoluzione.

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