Che cos’è la Sharing Economy ?

sharing economy

Molto probabilmente qualche amico su Facebook ti avrà parlato di sharing economy, e tu lo hai completamente ignorato perché non sai di che cosa si tratti.

In questo articolo cercherò di dare una risposta definitiva, una definizione chiara, non solo a fini conoscitivi ma anche per fornirti una chiave di lettura per muoverti all’interno di questo nuovo modello economico.

Il termine “consumo collaborativo” fu coniato nel 1978 da Marcus Felson e Joe Spaeth nel loro articolo “Community Structure and Collaborative Consumption: A routine activity approach”, mentre la più moderna definizione di sharing economy si deve a Ray Algar, un consulente per le imprese britannico, che nel 2007 ha pubblicato sul Leisure Report, un articolo con lo stesso titolo .

Siamo quindi agli inizi di questo sistema, e l’attenzione del pubblico è attirata soprattutto dalle start-up di aziende che utilizzano il sistema della condivisione, come alternativa al modello economico tradizionale. Gli elementi che possono essere riconducibili al consumo collaborativo, sono l’acquisto collettivo, baratto, proprietà comuni, valore condiviso, riciclaggio, risparmio, micro finanziamento, micro imprenditorialità, crowdfunding, salvaguardia dell’ambiente.

Il successo del Ride Sharing

Condivisione e risparmio sono le parole chiave, con risvolti anche per la salute del pianeta… si pensi ad esempio a blablacar, l’ormai famosissimo servizio di car sharing. Come funziona ? Gli automobilisti che fanno dei viaggi, abituali o sporadici, possono risparmiare sulle spese di benzina e pedaggi autostradali, offrendo un passaggio agli altri iscritti del portale.

Chi dovrà fare lo stesso percorso, troverà l’annuncio all’interno del sito e contatterà l’inserzionista per fare il viaggio insieme. Attualmente i pagamenti si effettuano in contanti, ma per evidenti ragioni di tracciabilità, a breve si pagherà prima di mettersi in macchina e l’importo andrà completamente al proprietario dell’automobile, più una percentuale del 10%, sempre a carico del passeggero, a blablacar per il servizio offerto.

Analizzando questo esempio abbiamo introdotto un altro elemento caratteristico della sharing economy : la tecnologia. Le persone comunicano e s’incontrano attraverso i moderni sistemi di comunicazione; internet, applicazioni per cellulari, email, Whatsapp e chi più ne ha più ne metta.

Rimaniamo sempre nell’ambito delle automobili e vediamo un’ altra realtà che ha fatto molto discutere l’anno scorso, Uber. Nato dall’idea di Travis Kalanick e del suo socio Garrett Camp, Uber offre un servizio di car on demand. L’utente che ha bisogno di spostarsi in automobile, verifica tramite un’applicazione la disponibilità di un autista Uber nelle vicinanze e con un click fa richiesta del servizio. L’autista localizza tramite GPS il cliente e lo porta a destinazione. Il pagamento avviene tramite carta di credito e l’azienda trattiene il 20% sull’importo.

Uber non riguarda solamente gli NCC professionisti, ma coinvolge anche le persone normali. Attraverso una versione light della licenza, chiunque abbia determinati requisiti (incensurato, assicurazione per i passeggeri e macchina in perfette condizioni) può condividere la propria macchina con le persone che ne fanno richiesta attraverso l’applicazione. Chiaramente si può decidere in qualsiasi momento se rendersi disponibili o meno.

Le persone sono il cuore della sharing economy

In questa realtà quello che conta veramente sono le persone… Sono le persone che consumano i prodotti, producono un servizio, valutano attraverso il sistema dei feedback e influenzano le future scelte degli altri partecipanti alla comunità. Ebay è stato il primo esempio, tutti noi non compriamo dal negozio che ha i prezzi più bassi ma da quello che ha il maggior numero di commenti positivi. Su questa linea sono nate altre realtà nei settori più disparati, come Booking, TripAdvisor, Trivago. Il consumatore è tutelato dalla comunità, l’attività commerciale non può fornire un prodotto scadente, pena la bocciatura della community.

Condivisione delle scelte di consumo e gruppi di acquisto

Tutti noi conosciamo Groupon e almeno una volta nella vita abbiamo approfittato di qualche offerta. Ma ci siamo mai fermati a chiederci come funziona ?

In parole molto semplici, Groupon contatta un esercente e gli propone una collaborazione; a fronte della possibilità di un numero di vendite molto elevate, il prezzo proposto alla comunità deve essere molto conveniente.

L’esercizio commerciale avrà un enorme riscontro in termini di pubblicità…moltissime persone proveranno i suoi prodotti / servizi e se si troveranno bene, torneranno altre volte pagando a prezzo pieno.

In questo esempio, però, manca la componente umana; gli utenti non possono influenzare le scelte di Groupon, manca il sistema di feedback e visto il continuo ricambio di proposte, viene meno anche la possibilità di condividere l’offerta.

Un’azienda che può essere inquadrata a pieno diritto nell’ambito della sharing economy è MyG21, di cui abbiamo già parlato qualche mese fa in questo articolo. In MyG21 gli utenti condividono con i propri contatti le scelte commerciali effettuate, ma non stiamo parlando di network marketing, che se vogliamo si basa proprio su questo concetto; consumo un prodotto, mi ci trovo bene e lo consiglio ad un amico.

Nella community shopper di MyG21, però, il sistema comprende e valuta le alternative, spingendo i fornitori a impegnarsi nelle attività produttive, consiglia membri esterni attraverso la condivisione sui social network e tramite l’applicazione per smartphone, che accedendo alla rubrica, informa i nostri contatti del valore aggiunto presente nella comunità.

Conclusioni

Come abbiamo visto, essere all’interno della sharing economy comporta una responsabilità sociale molto forte, i membri sono alla continua ricerca del valore, non solamente inteso come valore finanziario, ma in un’accezione più ampia, qualità, rispetto per l’ambiente e un uso più accurato delle risorse.

Le persone normali accedono al livello del potere… la condivisione, il dialogo e le opinioni, concorrono a un processo produttivo più giusto. Una miscela di filosofia, economia e romanticismo che sta funzionando, con un volume d’affari in continua crescita, stimato intorno ai 26 miliardi di €, con una partecipazione sempre maggiore degli under 35.

Approfondimenti : Scopri 10 esempi di consumo collaborativo

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