Link building – Tutto quello che c’è da sapere

link building

Il tuo blog stenta a decollare? Vuoi ottenere grandi guadagni, ma le visite non arrivano e non sai più cos’altro inventarti per portare traffico?

Non devi assolutamente preoccuparti. È normale per chi si avvicina al mondo del guadagno online incappare in difficoltà che sembrano insormontabili.

Una delle caratteristiche più importanti per guadagnare con un blog e avere una buona link popularity, un dettaglio molto importante che contribuisce a fare la differenza tra un blog autorevole e gli altri siti privi di qualità.

I professionisti del web marketing lavorano giorno e notte per fare link building e salire nei risultati dei motori di ricerca. Altre web agency, invece, si dimenticano o non sono in grado di costruire un profilo link per il sito web del cliente.

Ma di che cosa sto parlando? Ok, andiamo con ordine? Che cos’è la link popularity? Si tratta di un dato che riguarda i link esterni del sito, ovvero quei collegamenti che arrivano da altri siti verso il tuo. Semplificando al massimo, più il sito è popolare e maggiori saranno le visite e di conseguenza i guadagni.

Per ottenere una buona link popularity è necessario ottimizzare l’equilibrio tra link interni e link esterni. I collegamenti presenti nel tuo sito, che mettono in comunicazione pagine interne, devono essere semplici e immediati. Bisogna utilizzare come anchor text (il testo che appare nel collegamento) una keyword rilevante e ottimizzata per la parola chiave che intendi posizionare. Collega le pagine con criterio, espandendo il concetto semantico principale, in modo da dare all’utente la possibilità di approfondire i concetti riportati nella pagina. In parole povere, se hai fatto un articolo sui gattini, collega altre pagine del blog dove parli della lettiera, delle malattie feline e così via.

Non sorprendiamoci se sto parlando di link interni, perché se il blog non ha una struttura di collegamenti ottimizzata, andare a creare un profilo link all’esterno equivale a buttare benzina sul fuoco. Quindi prima preoccupati preoccupiamoci della struttura interna del blog e dopodiché passiamo a vedere come fare link building.

Il pagerank é morto

Andiamo un po’ indietro nel tempo. Fino a qualche tempo fa esistevano due tipi di pagerank. Quello nominale, che veniva mostrato da Google ai webmaster, aggiornato ogni tre mesi circa. Poi c’era il pagerank reale, aggiornato costantemente ed usato all’interno dell’algoritmo di ricerca Google.

Nel 2008 il vicepresidente di Google, Udi Manber scrisse “il pagerank è la parte più importante dell’ algoritmo di posizionamento di Google”. Due anni fa, il pagerank pubblico smise di essere aggiornato, mentre pochi mesi fa ne è stato sancito il definitivo abbandono.

Il pagerank reale continua ad essere parte integrante di Hummingbird, l’attuale algoritmo di ranking di Google, ma come molti SEO convengono, da essere il primo fattore di ranking nel 2008, la sua importanza è scesa notevolmente.

Significa che non bisogna più preoccuparsi dei backlinks? Assolutamente no, i link sono ancora un fattore molto importante ai fini del posizionamento, ma i fattori che determinano il risultato finale sono ormai diverse centinaia.

Da quando il pagerank pubblico è deceduto, i webmaster avevano bisogno di valori sostitutivi per valutare l’importanza dei domini dove inserire i propri backlink. In questo vuoto si sono inserite diverse società commerciali che vendono dei tools che forniscono dei valori approssimativi sulla bontà del dominio in questione.

I più famosi sono Majestic SEO, con il suo trust flow, e Moz, con il suo domain authority. Questi tools non hanno niente a che fare con Google e le loro stime si basano esclusivamente sull’attività di scraping. Inoltre consideriamo che molti webmaster impediscono l’accesso ai bot di queste società, per nascondere da occhi indiscreti la propria attività di link building. In sostanza questi tools forniscono dei valori che vanno presi con le pinze.

E allora come fare per costruire un profilo link di qualità? Per qualità si intende il grado di affidabilità complessiva che possiede il sito che ci andrà a linkare. Un link proveniente dal Ministero della Salute ha sicuramente più valore rispetto al blog di nostro cugino. Non credo che ci siano difficoltà a valutare la qualità di un dominio, dando un’occhiata veloce al sito in questione.

Altro fattore da considerare è la pertinenza, ossia l’attinenza tra i contenuti presenti nel nostro blog e quelli del sito che ci linka. Se abbiamo un blog che parla di gatti, un link proveniente dal blog di nostro cugino, che a sua volta parla di gatti siamesi, è più rilevante del link ricevuto dal Ministero della Salute. A meno che non venga inserito in una pagina in cui parla in cui si parla delle malattie del gatto siamese.

Facciamo un ulteriore esempio per fissare meglio il concetto. Supponiamo di aver creato due blog che chiameremo per semplicità A e B. In entrambi i blog parliamo di tecnologia, su A abbiamo pubblicato 50 articoli e ricevuto 30 blacklinks da siti molto piccoli e che non sono pertinenti. Su blog B abbiamo pubblicato un solo articolo che viene linkato dalla homepage di Wired. Aspettiamo tre mesi, senza fare nessun tipo di intervento, sia a livello di pubblicazione che di link building.

Molto probabilmente blog B riceverà molte più visite a blog A, il che ci porta dire: pochi backlinks ma da siti autorevoli e pertinenti.

Ok, torneremo dopo sull’argomento backlinks, ma prima facciamo un passo indietro e riprendiamo in mano l’argomento dell’equilibrio tra link interni e link esterni. Molti webmaster sono convinti che i link esterni vadano a disperdere il valore acquisito attraverso la link building.

Stiamo introducendo un nuovo concetto, quello della link juice, letteralmente succo di link. In pratica la forza che un backlink trasmette ad un contenuto, viene trasmessa e diluita per tutti i collegamenti che lo spider di Google trova all’interno di quella pagina. Chiaramente se ci sono dei link esterni, questo succo viene trasferito ai domini linkati.

Le persone paragonano le pagine web ad un secchio e i backlinks a dei corsi d’acqua. Più corsi d’acqua ci sono, più acqua sarà contenuta nel secchio, ma i link esterni sono dei buchi nel secchio e ogni buco fa perdere acqua e link juice.

Come associazione mentale possiamo anche starci, ma è un po’ riduttivo ridurre l’algoritmo di Google in questo modo. Al contrario, i link esterni che hanno un’attinenza con l’argomento che stai trattando e che quindi vanno ad estendere la query ricercata dall’utente, per assurdo possono addirittura rinforzare la tua posizione nella ricerca.

A mio avviso, il problema più grande riguarda la creazione dei contenuti interni che in qualche modo diluiscono la link juice. Il mio consiglio è creare nuovi URL solo quando è veramente necessario, se hai qualcosa da aggiungere nel tuo blog, prima di scriverne uno nuovo contenuto, guarda se è possibile ampliare il testo di un articolo già esistente. Chiaramente se c’è molto da dire su questo nuovo argomento, allora si, bisogna creare una nuova pagina. Ma anche qui, non preoccuparti troppo della dispersione di link juice all’interno del sito, perché la creazione di nuovi contenuti, fatta con criterio, sicuramente da più valore al tuo dominio e magari c’è anche la possibilità di ottenere qualche backlinks in maniera spontanea.

Come fare link building

A questo punto mi ricollego al discorso precedente, ossia come ottenere questi benedetti backlinks. Abbiamo detto svariate volte che a Google non piace essere manipolato, quindi l’attività di link building artificiale può portare alla penalizzazione di Panda.

Dal mio punto di vista, quando forniamo dei contenuti validi, aggiornati e reali, possiamo anche creare dei collegamenti artificiali. Poi Google fa quello che vuole, ha il coltello dalla parte del manico e valuta senza sindacato le nostre azioni. Sicuramente se andiamo a fare un’attività di link building creando dei guest post scarni, che non danno nessuna informazione all’utente, inutili, tradotti automaticamente, generati con qualche programma, allora la penalizzazione è solo questione di tempo. Maa come ripeto, se teniamo sempre a mente che “content is the king”, allora possiamo muoverci con un discreto margine di libertà.

Detto questo, come ottenere backlinks? Perfetto, una delle prime soluzione è contattare il gestore del sito attraverso il modulo di contatto e chiedere se c’è la possibilità di pubblicare un tuo contenuto. Il 90% delle volte non otterrai risposta, mettermi nei restanti casi ti verrà comunicato il prezzo, perché in Italia i links si comprano.

Non abbiamo i soldi per comprare links? Possiamo fare uno scambio, ma in questo caso bisogna fare molta attenzione, perché spesso e volentieri gli altri ci rifilano dei contenitori di backlinks, dei siti creati senza intenzione di qualità, ma usati solo a fini di scambio.

Puoi crearti un tuo network. Che cosa significa? Mettere online tanti blog e linkarli tra loro. Non possono essere dei siti creati al fine di spingere il dominio principale, ma dei blog reali, con argomenti interessanti. Quindi molto difficile da gestire questa opzione. Inoltre c’è un ulteriore problema, da qualche parte la juice deve arrivare, i siti satellite (detti tier) spingono il dominio principale, ma non hanno benzina e la spinta che arriva è molto blanda. A questo punto direi che siamo al punto di partenza.

Si possono utilizzare i gruppi di Facebook e pubblicare un annuncio in cui spieghi cosa vuoi pubblicare e dove sei disposto a scambiare. Oppure se sei disposto a comprare.

In un modo o nell’altro, quando hai la possibilità di pubblicare un guest post e quindi inserire un backlink, bisogna controllare il sito in questione. Possiamo usare dei tools, come Majestic che ci fa vedere quali sono i link che quel sito ha ottenuto. Ma attenzione, perché possono essere dei link manipolati, dei contenitori di guest post o comunque dei siti che non hanno traffico, quindi inutili per noi. Il secondo tool da utilizzare è Semrush che, seppur in maniera approssimativa, ci da una stima sulla ricerca organica del dominio. Ma il tool migliore che abbiamo a disposizione è il nostro occhio. Controlliamo manualmente il sito, vediamo come è strutturato, se i contenuti sono interessanti, se c’è una buona struttura di collegamento interna e controlliamo per quale keyword il sito si è posizionato.

Le directory servono ancora?

Molti SEO hanno detto la loro su questo argomento e l’opinione dominante è che le directory hanno perso molto dell’importanza che avevano 10 anni fa. Questo è vero, se prima bastava inserire il dominio in 5-6 directory per andare in prima posizione su Google, utilizzando la keyword specifica, adesso con lo stesso numero di backlinks, non andiamo oltre la terza pagina. Allora che cosa dobbiamo fare? Aumentare il numero di directory?

Assolutamente no, perché come abbiamo detto a Google non piace essere manipolato. A mio modo di vedere, l’inserimento in 3-4 directory all’inizio dell’attività di link building, rappresenta il minimo sindacale sindacale per essere posizionati. Dopodiché bisogna lavorare per ottenere dei backlinks di maggiore qualità.

Siti di guest post e comunicati stampa

Anche questi rappresentano una delle attività preliminari che si può fare, non è il massimo, ma sicuramente possono dare una piccola spinta. Possiamo pubblicare un paio di comunicati, quando il nostro sito è andato online per informare i lettori (a nessuno frega niente, si fa solamente per ottenere un backlink).

Valutare se un sito di comunicati stampa è autorevole o meno è un’attività del tutto inutile, perché autorevole e comunicato stampa non possono stare nella stessa frase. Quindi fai la ricerca su Google e scegli i primi due siti che compaiono nella ricerca.

Link earning vs link building

Abbiamo visto fino adesso che cos’è la link building, perciò soffermiamoci sulla link earning. Che cosa si intende con questa frase? Si vuole indicare la capacità di ottenere link naturali. Sono tutte fandonie, c’era bisogno solamente di vendere qualche manuale in più ed è stato creato questo termine. La link earning non esiste.

Se fai un contenuto valido è molto improbabile che qualcuno ti linki. Questo accade solo se crei qualcosa di straordinario, veramente fuori dal comune e non tutti sono in grado di farlo. Perciò lascia perdere tutti quei consigli che leggi nel blog che parlano di link earning: come creare delle liste, infografiche, tools. Ripeto, o fai qualcosa di veramente fuori dal comune, oppure tutto questo sforzo non verrà mai ripagato. Forse sono troppo drastico, ma se si comincia a frequentare il settore, ci si rende conto della realtà dei fatti. I link in Italia si acquisiscono, pagando con i soldi o con il proprio tempo.

Che cosa significa pagare con il tempo? Spesso i gestori dei blog, non hanno il tempo per seguire tutti i loro progetti, per cui danno la possibilità di pubblicare gratuitamente e inserire un backlink, ma voglio qualcosa in cambio: un secondo contenuto senza collegamenti.

Conclusioni

Ricapitolando, prima preoccupati della struttura interna del sito e poi cerca collegamenti esterni. Pochi backlinks, ma da siti autorevoli o almeno pertinenti.

Varia spesso l’anchor text e non linkare sempre la stessa pagina. Non linkare solo l’homepage, questo è molto importante, dedicati anche alla deep linking, cioè linkare pagine interne del blog.

Non cercare di cadenzare la link building, quando c’è la possibilità di ottenere un collegamento, vai. Schemi temporali possono far scattare l’allarme di Google.

Ovviamente non copiare i guest post, pensa sempre che sono il tuo biglietto da visita, scrivili nel miglior modo possibile, come se dovessi pubblicarli nella home del tuo blog.

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