Le correlazioni del mercato Forex

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Il concetto trova la sua applicazione pratica nei mercati finanziari, dove ogni strumento non viene visto come un elemento a se stante, ma appunto correlato ad altri, che influenzano i movimenti della sua quotazione.

Il grado di correlazione viene espresso attraverso il cosiddetto coefficiente di correlazione, indice che può assumere valori compresi tra -1 e 1. Chiaramente non ci concentreremo sull’approccio matematico, ma piuttosto sull’aspetto pratico di questo concetto, applicandolo a quello che c’interessa realmente; fare trading profittevole.

Correlazioni tra sentiment e strumenti finanziari

Cos’è che muove che il mercato? Il mercato si muove grazie al cosiddetto sentiment, l’impressione che gli investitori hanno nel dato momento circa la situazione macroeconomica, che possiamo riassumere in poche parole : propensione o avversione al rischio.

Nei momenti in cui i traders avvertono un’incertezza nel mercato, vanno a ricercare quei beni cosiddetti rifugio, strumenti che a parità di rendimento con altri asset, hanno un rapporto ottimale tra rischio e rendimento. Andando a considerare la storia del mercato, i beni rifugi del mercato sono essenzialmente tre :

  • Il franco svizzero (CHF)
  • Lo yen giapponese (JPY)
  • L’oro

Partendo dal metallo giallo, la sua sicurezza viene da lontano, per secoli è stato considerato come l’indice di ricchezza degli Stati, e tutt’ora viene considerato come il bene di ultima istanza. Il franco è considerato rifugio per la natura neutrale della Svizzera e viene ricercato dagli investitori nei momenti di tensione internazionale.

Lo yen giapponese richiede un discorso più complesso, dagli inizi degli anni 90 il Giappone è entrato in una fase di deflazione che ha portato i tassi vicino allo zero, portando gli investitori a indebitarsi di yen per poi andare a comprare asset a più alto rendimento, puntando quindi sul Carry Trade.

E il dollaro americano ? Il mercato è dollaro centrico, tutti i prezzi sono espressi in USD e quando i tre strumenti appena citati non offrono garanzie, gli investitori vanno a ricercare questa valuta. Basti pensare a quanti dollari ci sono in circolazione, non solamente negli Stati Uniti, anzi le grandi imprese posseggono miliardi di dollari depositati nelle banche, proprio per la sua natura di bene rifugio. Come si dice? Il dollaro è sempre il dollaro!

Nei momenti in cui nel mercato vi sarà un sentiment positivo, ossia una maggiore propensione al rischio, si andranno a ricercare strumenti considerati ad alto rendimento, come titoli azionari e valute con un alto tasso d’interesse stabilito dalla rispettiva banca centrale. Le valute che offrono il rendimento maggiore sono le cosiddette Commodity Currencies, ossia le monete delle nazioni che dipendono pesantemente dall’esportazione di materie prime, quindi l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada.

Correlazioni intramarket e intermarket

Adesso vediamo come poter sfruttare questi concetti appena introdotti per fare un trading profittevole. Le correlazioni ci servono per avere un quadro generale del mercato, per capire in quale direzione gli investitori si stanno muovendo e per avere delle conferme in più, o di contro dei campanelli d’allarme nel caso avessimo di fronte quello che riteniamo un segnale operativo chiaro.

Nelle immagini che vedrete utilizzo lo strumento di copertura del prezzo fornito dalla piattaforma Trading Station II del broker FXCM, che ci da una visione immediata della correlazione tra lo strumento che vogliamo andare a negoziare e un altro dato asset.

Partiamo dal cambio principe, EUR/USD, inseriamo la correlazione con l’oro e vediamo come sia evidente una chiara correlazione positiva tra i due strumenti, il che è facilmente spiegabile, l’oro è quotato in dollari e quando il dollaro scende, il prezzo dell’oro sale. Nel grafico possiamo vedere come l’oro possa subire un temporaneo scostamento dallo strumento di riferimento, che d’ora in avanti chiameremo decorellazione, il che è assolutamente normale, in quanto nel mercato intervengono diverse variabili che incidono sui movimenti prezzi, ma nel corso del tempo, il fattore tecnico riprende il sopravvento, riallineando la correlazione.

correlazione eurodollaro - oro

Passiamo al Cable, la sterlina è direttamente correlata al prezzo del petrolio, in quanto circa il 25% del PIL della Gran Bretagna deriva dalla produzione di energia elettrica, ne consegue che a una discesa del prezzo del greggio, avremo molto probabilmente una performance negativa del cambio GBP/USD.

correlazione gbp/usd - petrolio

Per ovvie ragioni di natura geopolitica il Cable è direttamente correlato al cambio EUR/USD, come si nota dall’immagine sottostante.

gbp-usd-eur-usd

Una correlazione negativa la possiamo osservare tra lo YEN e il Petrolio, essendo il Giappone un paese esportatore, il suo stato di salute è fortemente influenzato dal prezzo dei trasporti, per cui a una diminuzione del prezzo del greggio ne consegue un probabile rafforzamento della moneta nipponica. Osserviamo la situazione sul grafico AUD/JPY, possiamo notare come la correlazione con il petrolio sia stata perfettamente positiva con il tasso di cambio; l’Australia è un paese esportatore di materie prime, mentre il Giappone come abbiamo detto esporta prodotti finiti. Negli ultimi tempi il petrolio è sceso bruscamente, per motivi geopolitici e assistiamo a una decorellazione molto evidente.

correlazione yen con petrolio

Del franco svizzero abbiamo già parlato, ma vorrei riproporlo alla vostra attenzione, per evidenziare la sua perfetta correlazione negativa con l’eurodollaro.

correlazione negativa franco euro

Le correlazioni tra valute e materie prime ci possono aiutare a capire meglio come viene determinato il valore dei cambi cosiddetti cross, ossia tutte quelle valute che non sono elencate nei cambi principali (major). Facciamo un esempio, osserviamo il grafico dell’Aussie, come abbiamo detto l’Australia è uno dei principali esportatori di materie prime, così come lo è il Canada.

Se andiamo a confrontare i cambi AUD/USD e USD/CAD noteremo una correlazione inversa, per il semplice fatto che l’Australiano si trova al numeratore mentre il Canadese si trova al denominatore.

correlazione tra aussie/petrolio e canadese/petrolio

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