Crowdfunding – Finanziamento sociale

Cosa significa crowdfunding

Il termine crowdfunding deriva dalla fusione delle parole inglesi crowd, cioè folla, e funding, vale a dire fondi, denaro, e viene infatti usata per indicare tutte quelle modalità di finanziamento di progetti imprenditoriali o di altra tipologia mediante somme di denaro anche molto modeste.

Il denaro raccolto viene corrisposto al soggetto richiedente attraverso dei portali o delle piattaforme e in alcuni casi, il donatore diviene una sorta di azionista del progetto finanziato, percependo un ritorno una volta che ci saranno degli utili.

Tipologie di Crowdfunding

La distinzione tra le diverse modalità di realizzazione di finanziamento sociale realizzabile mediante il crowfunding si originano sulla base dei differenti scopi per cui si dà vita alla raccolta di fondi, ma anche relativamente all’eventuale remunerazione corrisposta agli investitori.

  • Lending based: è il modello che punta a finanziare imprese o soggetti attraverso microprestiti
  • Donation based: raccoglie denaro per la realizzazione di progetti che non hanno scopo di lucro
  • Reward based: premia coloro che hanno scelto di investire in un determinato progetto con ricompense di tipo diverso da quelle monetarie, che possono consistere, ad esempio, nel veder citato il proprio nome tra coloro che vengono pubblicamente ringraziati sul sito web della start-up che ha beneficiato del finanziamento sociale, o nell’essere destinatari di un esemplare del prodotto di cui si è resa possibile la realizzazione.

Il Crowdfunding Equity Based

Esiste poi anche il modello di crowdfunding detto Equity based, che permette ai finanziatori di partecipare al capitale sociale dell’impresa che viene posta in essere e che, al momento attuale, è la sola tipologia per cui la Consob preveda una regolamentazione. In questo caso, chi partecipa viene ricompensato diventando titolare dei diritti amministrativi e patrimoniali derivanti dalla partecipazione.

Non è un caso che il nostro sia stato in assoluto il primo paese europeo a dotarsi di una disciplina giuridica relativa a questo tipo di finanziamento sociale: non è un mistero, infatti, che l’Italia trovi proprio nel complesso delle piccole imprese il cuore della propria capacità produttiva, e sono altresì conosciute le problematiche a cui, sin dall’inizio della crisi economica, esse vanno incontro nel momento in cui fanno richiesta di prestiti agli istituti di credito. Ebbene, problemi ancora maggiori sembrano esserci per le cosiddette start-up, ossia le imprese di nuova formazione, nell’ambito delle quali si trovano le start-up innovative, vale a dire società di capitali che scelgono di realizzare progetti di carattere sociale oppure che svolgono la loro attività in settori che hanno a vedere con la tecnologia o l’innovazione.

Nella convinzione che questo tipo di società possa contribuire a far crescere economicamente il nostro paese, la legge n. 221 del 17 dicembre 2012 prevede tutta una serie di norme volte a definire con chiarezza tutti gli aspetti del crowdfunding equity, attribuendo alla Consob il ruolo di fautore di un clima tale da indurre i finanziatori a considerare affidabile l’impresa in cui hanno scelto di investire.

Il “Decreto crescita bis“, oltre a prevedere quali sono i caratteri fondamentali che devono essere imprescindibilmente presenti in una start-up che si definisca innovativa, indica anche quali sono le semplificazioni di carattere legislativo di cui queste possono beneficiare e che hanno l’intento di assicurarne crescita e diffusione.

Innanzitutto, tale decreto dispone che a farsi garanti della creazione delle imprese neo costituite mediante l’offerta di tutta una serie di prestazioni siano i cosiddetti “incubatori”, vale a dire società di capitali italiane, e che le start-up debbano rendere possibile la raccolta di informazioni sull’attività che svolgono o attraverso l’iscrizione nel registro delle imprese (curato dalle Camere di commercio), oppure mediante il proprio sito web, dotandosi di un’apposita sezione in cui si potranno avere chiarimenti in merito ad alcuni aspetti quali, ad esempio, l’attività in corso, il bilancio o i soci fondatori. Una sorta di “identikit” di ogni singola impresa, inoltre, è presente sui portali online di crowdfunding equity, che sono supervisionati dalla Consob e che hanno il compito di facilitare gli investitori nella loro decisione mediante la consultazione di “schede”, compilate secondo le indicazioni contenute nel Regolamento adottato dalla Consob il 26 giugno del 2013, e relative a ciascuna start-up.

Quest’ultimo dispone anche che l’amministrazione di piattaforme per la raccolta online di capitale di rischio può essere attuata esclusivamente da:

  • SIM, e cioè imprese di investimento e istituti di credito;
  • altri soggetti stabiliti dalla Consob, che si occupa di raccoglierli in un registro specifico.

I rischi del finanziamento sociale mediante Crowdfunding Equity

Gli investitori devono essere consapevoli soprattutto dei rischi a cui potrebbero andare incontro investendo, presenti più che mai nelle start-up di tipo innovativo, dove non si può fare affidamento sul successo di prodotti già realizzati o sulla garanzia di guadagni conseguiti in precedenza, e dove ci si affida soprattutto ad impressioni di carattere soggettivo e dettate dal gusto o da fattori di carattere emotivo.

Stando così le cose, non è da prendere sottogamba l’eventualità di una perdita di capitale, qualora l’impresa a cui si è contribuito a dar vita non riscuota il successo sperato, ed è per questo che è consigliabile investire cifre la cui eventuale perdita possa essere coperta con facilità; per lo stesso motivo, inoltre, un ottimo accorgimento è quello di investimenti diversificati, magari anche di modesto importo.

C’è inoltre da considerare che non si può avere certezza assoluta rispetto alla produzione di risultati positivi da redistribuire tra i soci che, come da decreto, devono tassativamente essere investiti nuovamente nella start-up per un certo periodo di tempo, determinando così l’accrescimento del peso della partecipazione qualora l’impresa si mostri capace di migliorare i propri risultati nel proseguo dell’attività.

Un altro aspetto a cui prestare attenzione è quello inerente all’ illiquidità dei mezzi finanziari su cui si basa il crowdfunding, che per un certo arco di tempo non possono essere scambiati all’interno di mercati organizzati e per i quali, quindi, si profila particolarmente ardua, se non impossibile, la conversione in moneta. Si può ovviare comunque a questo inconveniente mediante la negoziazione tra soggetti privati, sempre nei limiti previsti dalla disciplina che regolamenta tali transazioni.

Bisogna poi essere ancora più prudenti nel caso in cui si partecipi a tali operazioni usufruendo della rete, dove è ancora più facile imbattersi in truffe o iniziative non legali: per questo si rivela necessario, in caso di dubbi, consultare il registro dei gestori di portali redatto dalla Consob, oppure accertarsi della reale appartenenza al soggetto dei recapiti da questo forniti.

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