10 errori SEO da evitare

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La SEO è una disciplina che richiede un approccio molto dinamico, gli algoritmi cambiano velocemente ed è pericoloso affidarsi alle guide datate che si trovano sul web.

È opinione di molti che la SEO sia un argomento noioso, che richieda ampie conoscenze tecniche, e quindi preferiscono spendere il loro tempo alla ricerche di formule magiche per apparire in prima posizione.

A tal proposito mi sento in diritto di consigliarti il video corso di Ryuichi , un percorso guidato per posizionarsi al meglio offrendo contenuto di valore… ho dato un’occhiata ai quattro video gratuiti e al programma del corso, credo che sia veramente un prodotto ben fatto e soprattutto attuale.

Nel frattempo, in questo articolo vediamo quali sono i dieci errori più comuni che le persone commettono quando tentano un approccio improvvisato alla SEO, errori molto banali che per essere risolti, non richiedono competenze tecniche elevate, ma un minimo di buon senso.

Il buon senso deve guidarci quando strutturiamo un contenuto, mettendoci sempre dalla parte dell’utente, non a caso la user experience è uno dei fattori principali per determinare la qualità di un sito internet.

  1. Keyword stuffing Con questa espressione si vuole indicare un uso eccessivo e artificiale delle parole chiave, ripetute fino alla nausea. Forse andava bene qualche anno fa, poi con il tempo Google ha cambiato radicalmente la sua politica a riguardo, ritenendola addirittura un sinonimo di spam. Quando scrivi cerca di mantenere un tono naturale, non cercare di forzare l’inserimento delle keyword nel testo, ovviamente ci vogliono, ma non bisogna esagerare, cerca piuttosto di trovare sinonimi e concetti correlati. Se usi dei concetti affini, il lettore e Google capiranno che sei competente in quella materia e entrambi ti premieranno, ciascuno a modo suo.
  2. Trascurare la ricerca mobile Recentemente è stato lanciato il nuovo algoritmo di Google che penalizza i siti non ottimizzati per tablet e cellullari sulle ricerche mobile. Come vedi il concetto di buon senso torna spesso; se un sito non si adatta alla risoluzione di ogni dispositivo, è logico che non sia premiato nelle ricerche compiute da cellulari… l’utente deve navigare agevolmente. Ottimizza il tuo sito per tutte le risoluzioni, anzi ti consiglio di partire dalla struttura per mobile per poi andare a curare le risoluzioni desktop, evitando al minimo i conflitti delle media queries.
  3. Ignorare i dati di scansione Hai segnalato il tuo sito a Google attraverso gli strumenti per webmaster ? Che ora non si chiamano più così ma hanno cambiato nome in Search Console… Uno dei dati più importanti sono le statistiche di scansione, che individuano i problemi di un sito. Nella sezione SEO di Giorgiotave.it ho trovato questa ottima guida su come identificare i problemi critici attraverso la Search Console e risolverli. È veramente un’ottima risorsa, da tenere nei preferiti.
  4. Non rendere gli url friendly Un’attitudine sbagliata di molti blogger, soprattutto quelli che usano WordPress, è non cambiare le impostazioni per i permalinks, lasciandoli in modalità predefinita: dominio.com/?p=123. Va bene che Google riesce a capire dal contenuto del testo di cosa trattano i tuoi articoli, ma un url friendly, che lo aiuti nella scansione della pagina, è sicuramente un valore aggiunto importante. Una struttura universalmente ottimizzata potrebbe essere : dominio.com/titolo-articolo. Eliminando nelle parole che compongono il titolo della pagina tutte le stop words, quei termini inutili e troppo generici, come articoli, preposizioni, congiunzioni e via discorrendo. Se gestisci un portale con un piano editoriale giornaliero, potrebbe essere utile inserire anche la data all’interno dell’url, per comunicare l’attualità della notizia. Se invece il sito tratta argomenti molto diversi tra loro, si potrebbe considerare l’ipotesi di inserire il nome della categoria all’interno del link : dominio.com/nome-categoria/titolo-articolo
  5. Uso eccessivo dei tag Un problema di WordPress è un uso eccessivo delle tassonomie… sembra un parolone ma non significa altro che un ordinamento logico di concetti correlati tra loro. Per cui abbiamo delle categorie, sotto le quali sono presenti alcuni argomenti, abbiamo un autore con tutti gli articoli scritti dallo stesso e infine abbiamo i tag, parole chiave che rimandano ad articoli che contengono tale keyword. La penalizzazione tag excess scatta in automatico, non usarne troppi, e usali solamente per il lettore, non per il motore di ricerca. Google ha già trovato le parole chiave all’interno del testo, non serve ripeterle, ma per il visitatore può essere utile accedere ad argomenti correlati, cliccando sui link contenuti dei tag. Quindi imposta le pagine degli archivi con l’istruzione noindex e nofollow, evitando il rischio di contenuti duplicati.
  6. Contenuti duplicati Il contenuto duplicato possiamo intenderlo in una duplice forma: sia attraverso due url del nostro sito che conducono allo stesso argomento, ma anche con la pratica di copiare un testo da un sito esterno e incollarlo all’interno del nostro blog. Sono entrambi comportanti molto pericolosi, sui quali bisogna prestare molta attenzione. Ritengo ovvio non ricordati che non bisogna copiare da altre fonti… documentarsi si, ma bisogna anche capire cosa si sta leggendo per poi formulare un contenuto unico. Per quanto riguarda i contenuti duplicati che si vengono a creare all’interno del sito, ancora una volta possiamo fare riferimento alla Search Console, identificandone la causa e risolvendo il problema.
  7. Ignorare la frequenza di rimbalzo Per frequenza di rimbalzo, intendiamo l’azione del visitatore, che dopo essere atterrato su una pagina qualsiasi del nostro sito lo abbandona senza aver visitato un secondo contenuto. I motivi possono essere i più svariati, alcuni anche positivi; si pensi ad esempio ad un utente che ha bisogno di sapere la programmazione di un cinema, trova l’informazione e non ha più motivi per navigare. Si ritiene che in questo caso, Google sia in grado di valutare se si tratta di un rimbalzo positivo. In altri casi, il problema va affrontato seriamente, perché una frequenza di rimbalzo troppo alta, diciamo superiore all’80% è indice di un problema.Il lettore non ha trovato quello che cercava, è rimato infastidito dai tempi di caricamento, non ha trovato il sito professionale. Questa volta useremo due strumenti di Google, Search Console e Analytics, nella sezione Comportamento di quest’ultimo, troviamo le pagine con la percentuale di uscita maggiore, sulle quali bisognerà andare a lavorare. Rileggile, cerca eventuali errori grammaticali, con Search Console abbiamo a disposizione lo strumento per le analisi di ricerca, vediamo come sono arrivati gli utenti sulla pagina, e poniamoci la domanda se abbiamo fornito soluzioni utili. Crea nuovi argomenti che approfondiscono le pagine rimbalzate, sicuramente la frequenza di rimbalzo si abbasserà, perché molti utenti vorranno saperne di più.
  8. Ignorare i link interni Una pagina web chiusa non va bene, bisogna collegare le pagine tra loro, inserendo dei link nel contesto, come sto facendo io con questo articolo, linkando argomenti correlati, usando parole chiave che facciano capire al lettore cosa andrà a trovare dopo aver cliccato sul link. Pensare sempre all’utente, non al motore di ricerca, non forzare l’anchor text. Questo probabilmente diminuirà anche la frequenza di rimbalzo.
  9. Titoli generici Siamo così concentrati sulla qualità dei contenuti che certe volte dimentichiamo di ottimizzarne i titoli… ricordiamoci che il titolo è la parte più letta dei nostri articoli. Internet è satura di news e tutorial, l’utente non ha ne il tempo ne la voglia di leggere tutto, scorre la serp e cliccherà sul titolo che gli comunichi immediatamente la soluzione del problema. Tempo fa Google considerava massimo 70 caratteri da mostrare nella pagina dei risultati, ora bisogna stare al di sotto dei 512 pixel, più o meno 55 caratteri.
  10. Puntare su parole chiave troppo generiche Abbiamo già accennato all’approccio sulle keyword troppo competitive, la gente non fa ricerche generiche, quindi cerca di fornire soluzioni a un problema specifico, lascia perdere il desiderio di primeggiare sulla keyword principale della nicchia, concentrati sulle ricerche mirate.

Conclusioni

In questo articolo abbiamo parlato di errori molto comuni, ma come abbiamo potuto notare non si tratta di argomenti troppo tecnici. Un sito internet deve essere leggibile, deve fornire soluzioni a problemi specifici, l’utente deve essere in grado di muoversi con facilità al suo interno approfondendo l’argomento con link contestuali, anche di risorse esterne. Non avere paura di promuovere la concorrenza, se hai dato al visitatore una risorsa valida, probabilmente la prossima volta tornerà da te, perché in passato lo hai aiutato. Forse s’iscriverà anche alla newsletter o si fidelizzerà attraverso i social network.

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